Solo pochi giorni fa, proprio al Bosco delle Querce di Seveso e Meda, si sono svolte le celebrazioni per il cinquantesimo anniversario del disastro dell’ICMESA, alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Un momento di memoria e riflessione in un luogo diventato negli anni il simbolo della capacità della natura e delle comunità di trasformare una ferita profonda in un esempio di recupero ambientale.

Clicca su questo link per vedere il video della cerimonia che comprende il discorso del Presidente della Repubblica e delle altre istituzioni intervenute durante la cerimonia.
Nato dopo la bonifica dell’area contaminata dalla nube di diossina fuoriuscita il 10 luglio 1976, il Bosco delle Querce rappresenta oggi un patrimonio ambientale, storico e culturale unico per la Brianza.
Proprio questo patrimonio, però, rischia ora di essere nuovamente compromesso. Il progetto della tratta B2 dell’Autostrada Pedemontana Lombarda prevede infatti il taglio di una porzione del Bosco delle Querce per consentire la realizzazione della nuova infrastruttura.
Oltre 3.200 alberi destinati al taglio
Secondo il progetto, saranno abbattuti oltre 3.200 alberi e arbusti maturi, lungo una fascia di circa un chilometro di lunghezza e 20 metri di larghezza che costeggia la Milano-Meda.
Autostrada Pedemontana Lombarda sostiene che l’intervento riguarderà le fasce marginali del Bosco e che saranno previste opere di compensazione ambientale, tra cui nuovi rimboschimenti e un ampliamento dell’area boschiva. La società ricorda inoltre che l’Ente Parco ha già ricevuto una compensazione economica superiore ai 900 mila euro.

Un plastico del corridoio ambientale che collegherà 2 porzioni di bosco
Le associazioni ambientaliste e animaliste contestano però questa interpretazione: l’area interessata non è costituita da semplice vegetazione marginale, ma da un ecosistema maturo sviluppatosi in quasi cinquant’anni grazie alla rinaturalizzazione successiva alla bonifica dalla diossina.
Un bosco maturo non può essere sostituito semplicemente piantando nuovi alberi: servono decenni perché si ricreino un suolo complesso, gli equilibri ecologici e le relazioni tra specie vegetali e animali che caratterizzano un habitat consolidato.
Un ecosistema prezioso per la biodiversità
Il Bosco delle Querce costituisce uno degli ultimi grandi ecosistemi della Brianza, in un territorio già fortemente segnato dall’urbanizzazione e dal consumo di suolo.
Qui trovano rifugio e nidificano numerose specie di uccelli forestali e rapaci, tra cui Sparviere, Gufo comune, Lodolaio, Gheppio e Civetta, oltre a numerosi piccoli mammiferi, insetti e altre specie che dipendono dall’integrità dell’ambiente boschivo.
La perdita di questo settore del bosco rappresenterebbe un’ulteriore frammentazione della rete ecologica brianzola, già fortemente compromessa dalla progressiva trasformazione del territorio.

L’appello delle associazioni
Per chiedere che il Bosco delle Querce venga preservato integralmente, hanno unito le proprie voci numerose storiche realtà ambientaliste e animaliste: AMB – Associazione Brianza per l’Ambiente, Comitato Civico Ambiente, ENPA, Fondo Forestale Italiano, Greenpeace Milano, LAC – Lega per l’Abolizione della Caccia, LAV – Lega Anti Vivisezione, Legambiente Seregno, LIPU Milano, Pro Parco e Suolo Libero.
Nell’appello rivolto alle istituzioni e all’opinione pubblica, le associazioni chiedono che ogni decisione sul futuro dell’area tenga conto non soltanto degli aspetti infrastrutturali, ma anche del suo valore ecologico, storico, paesaggistico e culturale.
Il Bosco delle Querce non è soltanto un insieme di alberi. È la testimonianza di una comunità che, dopo una tragedia ambientale senza precedenti, ha saputo trasformare un luogo contaminato in uno spazio di vita e biodiversità.
Abbattere oltre 3.200 alberi significa perdere una parte di questa storia e compromettere un ecosistema costruito in quasi mezzo secolo.
Per questo ENPA, insieme alle altre associazioni firmatarie, sostiene l’appello affinché il Bosco delle Querce venga tutelato integralmente.
Proteggere questo luogo significa custodire la memoria del passato, salvaguardare la biodiversità del presente e garantire alle future generazioni la possibilità di conoscere un patrimonio naturale unico, che non può essere ricreato in pochi anni.
Pubblicato il 20 Luglio 2026


