Il 10 luglio 1976 una nube di diossina fuoriuscita dalla fabbrica ICMESA di Meda provocò uno dei più gravi disastri industriali e ambientali della storia europea.
A pagare un prezzo altissimo furono anche gli animali: oltre 80 mila morirono direttamente o indirettamente a causa della contaminazione, una tragedia oggi quasi dimenticata.



Sopra, avvisi e divieti nelle zone contaminate
Il disastro del 10 luglio 1976
Il 10 luglio ricorrerà il cinquantesimo anniversario del disastro ICMESA. Quel giorno, dalla fabbrica chimica di Meda (allora in provincia di Milano, oggi Monza e Brianza), si sprigionò una nube contenente TCDD, una delle forme più tossiche di diossina conosciute.


Sopra, la fabbrica dall’esterno e all’interno, reattore danneggiato
La nube investì un vasto territorio comprendente i comuni di Meda, Seveso, Cesano Maderno e Desio, con conseguenze gravissime per l’ambiente e per la salute della popolazione. L’evento è ancora oggi considerato uno dei più gravi incidenti industriali avvenuti in Europa.

Sopra, una pagina di giornale del periodo; bambini intossicati ricoverati all’ospedale di Desio
Le vittime dimenticate: oltre 80 mila animali
Tra le conseguenze meno ricordate del disastro vi è la strage di animali. Secondo le stime ufficiali, oltre 80 mila animali persero la vita: animali domestici come cani, gatti e pesci; animali da cortile e da reddito, tra cui galline, conigli e bovini; e numerose specie selvatiche, soprattutto uccelli.
Molti morirono a causa degli effetti diretti della contaminazione, mentre altri furono abbattuti nei mesi successivi per evitare l’ingresso della diossina nella catena alimentare. Altri ancora furono utilizzati per studi e sperimentazioni finalizzate a comprendere gli effetti della sostanza tossica sugli organismi viventi.



Sopra, cani, gatti e pesci sono tra gli animali morti subito
I resti degli animali, insieme ai materiali contaminati provenienti dall’area colpita, furono sepolti in due grandi vasche impermeabilizzate realizzate tra Seveso e Meda. In quei siti finirono anche macerie degli edifici demoliti, oggetti personali, attrezzature impiegate nelle operazioni di bonifica e strati superficiali di terreno contaminato.


Sotto e sopra, mucche abbattute; uccelli selvatici, galline e ovini morti


Dalla contaminazione al Bosco delle Querce
La scelta di confinare in loco i materiali inquinati portò a una decisione senza precedenti: trasformare la cosiddetta “Zona A“, l’area più gravemente contaminata dalla diossina, in un grande parco urbano.



Sopra, rimozione di barili di diossina; decontaminazione di vegetazione; demolizione di case
Dopo essere stata completamente sgomberata, demolita e bonificata, l’area venne progressivamente rinaturalizzata con specie vegetali tipiche della Brianza. Nacque così, a metà degli anni Ottanta, il Bosco delle Querce che si estende oggi su circa 42 ettari, simbolo della rinascita di un territorio ferito e memoria concreta del disastro del 1976.

Sopra, durante la creazione delle due vasche per seppellire gli animali morti e i materiali contaminati dove poi è stato realizzato il Bosco delle Querce
Sotto a sinistra, l’area contaminata durante le operazioni di bonifica, dopo la demolizione della fabbrica e di tutti gli edifici; in centro, la stessa zona dopo la realizzazione del parco Bosco delle Querce; a destra, una mappa del Bosco oggi

Venerdì 10 luglio, la cerimonia a Seveso: presente anche ENPA
Sarà proprio il Bosco delle Querce a ospitare, venerdì 10 luglio, le commemorazioni ufficiali per il cinquantesimo anniversario del disastro della diossina. Alla cerimonia, alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, parteciperanno anche rappresentanti delle istituzioni nazionali e regionali, tra cui il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana.
Seveso è uno dei comuni convenzionati con ENPA Monza e Brianza per la gestione del randagismo e i servizi di tutela degli animali sul territorio. E sarà presente alle commemorazioni una delegazione della sezione, guidata dal presidente Giorgio Riva, per ricordare le oltre 80 mila vittime animali di una tragedia che ha segnato profondamente la memoria collettiva della Brianza.

Sopra, alcuni scorci del Bosco delle Querce oggi
Il futuro del Bosco delle Querce e il dibattito sulla Pedemontana
A cinquant’anni dal disastro, il territorio è ancora al centro di importanti scelte ambientali. Tra queste vi è il progetto dell’autostrada Pedemontana, che prevede l’ampliamento dell’attuale superstrada Milano-Meda e interesserà una porzione del Bosco delle Querce.
Associazioni ambientaliste e comitati civici contestano l’intervento, ritenendo che possa comportare una perdita di aree verdi e incidere sul valore simbolico di un luogo nato dalla bonifica della zona contaminata. Autostrada Pedemontana Lombarda evidenzia invece le opere di mitigazione e compensazione ambientale previste lungo il tracciato, sostenendo che contribuiranno al miglioramento ecologico complessivo del territorio.
Il confronto resta aperto e richiama una domanda che accompagna da anni il dibattito pubblico locale: come conciliare le esigenze infrastrutturali con la tutela di un luogo che rappresenta la memoria storica e ambientale del disastro di Seveso?


Sopra, la fabbrica Icmesa: a sinistra, fotografata l’8 agosto 1976, a un mese dal disastro; a destra, la demolizione
L’eredità di Seveso
Se la tragedia del 1976 ha causato sofferenze incalcolabili a persone, animali e ambiente, ha lasciato anche un’importante lezione. Dal disastro di Seveso nacque infatti la Direttiva Seveso, la normativa europea che impone rigorosi controlli agli impianti industriali a rischio e prevede misure per prevenire incidenti che potrebbero minacciare la salute umana, gli ecosistemi e gli animali. Un’eredità che ricorda come la memoria delle vittime debba tradursi in una maggiore tutela del territorio e della vita in tutte le sue forme.
A mezzo secolo dal disastro, la sorte delle migliaia di animali che ne furono vittime testimonia quanto siano fragili gli equilibri tra attività umane, ambiente e mondo animale e quanto sia importante difendere il territorio perché tragedie simili non si ripetano.



Sopra, le operazioni di sgombero della fabbrica
Il video
Per approfondire la storia del disastro ICMESA e le sue conseguenze sul territorio, consigliamo la visione del documentario “SEVESO 45. Memoria e impegno a 45 anni dal disastro della diossina”.
Realizzato nel 2021 dai ragazzi dell’associazione di promozione sociale Alisei, il video (durata: circa 30 minuti) ricostruisce le fasi dell’incidente attraverso testimonianze, immagini storiche e numerosi materiali fotografici dell’epoca.
Tra le numerose risorse oggi disponibili online sul disastro di Seveso – tra documentari, articoli, testimonianze e materiali d’archivio – questo ci è sembrato uno dei contributi più completi e meglio documentati, particolarmente utile per comprendere il contesto storico e umano di quei giorni.
Nota:
le mascherine indossate dai partecipanti nelle riprese realizzate all’interno del Bosco delle Querce sono dovute alle norme sanitarie in vigore durante l’emergenza Covid-19, periodo in cui il documentario è stato girato.
Pubblicato il 30 giugno 2026


