“End the cage age”, la petizione europea contro le gabbie sfonda quota 311mila. Ma c’è ancora molta strada da fare

In poco più di tre mesi la petizione ICE (Iniziativa dei cittadini europei) per lo stop alle gabbie nell’Unione Europea ha ottenuto più di 311mila firme. Un risultato straordinario, soprattutto se si pensa che la petizione è stata lanciata ufficialmente a metà ottobre. Il traguardo, però, è ancora lontano: per raggiungere la soglia-obiettivo di un milione di firme, ne servono altre 689mila in tutta l’Unione. È fondamentale che ciascuno continui a fare la propria parte, aderendo e facendo aderire alla petizione quanti più amici e conoscenti possibili. Ce lo chiede la nostra coscienza, ma ce lo chiedono – soprattutto – 300 milioni di animali, costretti a vivere in condizioni allucinanti. Insieme possiamo liberare l’Europa dalle gabbie. Partecipa e firma l’iniziativa dei cittadini europei che chiedono all’Europa di vietare le gabbie negli allevamenti.

Cos’è una Iniziativa dei Cittadini Europei?

Ricordiamo che l’iniziativa dei cittadini europei (ICE) è molto più di una semplice petizione: è un importante strumento di democrazia partecipativa all’interno dell’Unione Europea, grazie al quale un milione di cittadini europei residenti in almeno un quarto degli Stati membri può invitare la Commissione a presentare una proposta di atto giuridico ai fini dell’applicazione dei trattati UE. Per essere valida una ICE deve raggiungere un milione di firme in 12 mesi in almeno 7 Paesi membri dell’UE. In Italia, secondo un calcolo basato sul numero di deputati del Parlamento europeo, i firmatari devono essere almeno 54.750.

Per essere valido, il form che troverete cliccando sul link deve essere compilato in tutte le sue parti, compresi i dati anagrafici e il numero di un documento di identità.

Per noi compilare qualche voce in più potrebbe rappresentare un piccolo sforzo in più, ma se ci uniamo raggiungendo un milione di firme, potrebbe significare per 300 milioni di animali un futuro senza gabbie.

Firma la petizione qui Leggi il nostro precedente articolo, del 17/10/2018, qui.

18/1/2019